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Immagina
di essere stato presentato alla coppia nella fotografia a destra:
essi esclamano “You're Italian, huh?” (/ Ecco perché Accenti sull'America presenta lo studio della lingua insieme allo studio della cultura. Il punto di partenza per capire un discorso in qualsiasi lingua non sono le parole o la sintassi che le lega bensì (1) gli uomini che creano e interpretano il discorso; (2) le reti simboliche che legano quegli uomini tra di loro, al loro ambiente e al sistema stesso generato dalle varie reti; (3) la situazione che li ha spinti a parlare. Ma per capire a fondo il discorso, non basta saper descrivere queste cose. Bisogna saper stare tra quegli uomini, inserirsi in quelle reti, agire in quella situazione. Questo è (o dovrebbe essere) l'orientamento persino degli “archeologi” delle lingue e culture straniere, cioè degli studiosi che interpretano i reperti culturali del passato: un saggio letterario, un vecchio piano urbanistico, un arredamento, un quadro come quello che vedi sopra a sinistra – tutte forme mediate che, nascondendo tanto quanto svelano, ti propongono comunque l'immagine che un popolo si è fatto di sé. A maggior ragione dovrebbe essere l'orientamento di chi, come te, studia l'inglese “da architetto”, cercando di assimilare un nuovo sistema linguistico-culturale per poter costruire a sua volta discorsi che “reggono”. Da archeologo, trovandoti preclusa la sperimentazione diretta e indiretta, potresti sempre sperare di capire qualcosa di un quadro o di un saggio letterario – e della gente che l'ha prodotto – rimanendo rinchiuso in una galleria o in una biblioteca e svolgendo analisi comparative. (Con ogni probabilità, le tue analisi diranno molto di più sulla tua cultura che su quella da te studiata: sono i rischi di questo genere di impresa.) Ma volendo capire un quadro (o un piano urbanistico o un arredamento o un saggio) prodotto da una cultura oggi esistente – capirlo in modo immanente, addirittura al punto di poterne fare altri simili – ti serve un metodo di lavoro ben diverso. Devi cercare di assimilarti a quella cultura, introiettando i suoi valori e sperimentandoli sul posto da insider (al limite da etnologo) – v. lezioni 50-59. Se hai scelto di studiare una lingua viva, è appunto per poter fare questo genere di studio, no? Molti professori pensano invece che solo l'analisi e non l'assimilazione di un'altra cultura sia cultura (e quindi finalità di un insegnamento scolastico o universitario). Rifiutano di darti, in quanto non competerebbe loro, gli strumenti per afferrare e gestire tutta quella parte della lingua e cultura straniera che non si è lasciata rinchiudere in una cornice o rilegare in un libro. Ed è tanta. Ma le cose possono anche cambiare, se vuoi. Dipende, per esempio, da come tu continui a usare (e quindi a valorizzare) una parola come “cultura” (La usi parlando solo di quadri e di libri?), “sapere” (La usi parlando solo di dati e di concetti?), “rispettare” (Questa parola ti viene subito in mente vedendo chi parla da una cattedra?), “lingua” (Chiami così solo le forme “corrette” del parlato, essendo tutto il resto “gergo” o “dialetto”?), “stranieri” (Questa parola significa per te solo loro e mai noi?). Infatti, il particolare modo di concepire in Italia l'insegnamento delle lingue viene conservato e tramandato, come ogni altra tradizione, anche attraverso il linguaggio stesso con il quale la gente comune – te compreso – ne parla. Ecco perché i discorsi “di fondo” in Accenti sull'America sono stati sempre in italiano. È nel modo in cui tu usi la tua lingua materna che vanno ricercati i nodi da sciogliere se vuoi imparare meglio le lingue straniere.
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